I pontili medievali: storie di vita quotidiana e di quotidiana indifferenza


‘Mi scusi, mi saprebbe indicare i pontili medievali?’
‘I pontili cosa?’
‘I pontili medievali di via Pacca’
‘….’
‘Ehm, i pontili di via Pacca nei pressi di Largo Feuli….’
‘Ah Largo Feuli! Si, è una traversa del corso, ma lì non c’è niente di medievale. Ma ti riferisci al Triggio?’

In effetti, oltre al complesso di s. Sofia (orgoglio dei cittadini soltanto dal 25 giugno 2011), alla Cattedrale ed alla Rocca dei Rettori, è il Triggio con i suoi ‘storici’ cartelli gialli (con la fantomatica indicazione di quartiere medievale, ripresa da alcune scritte che imbrattano l’area) che rappresenta ancor di più per i beneventani il segno tangibile della Benevento medievale. Sarà il potere magico di quei cartelli, dal colore giallo strega? O sarà perché altre tracce che caratterizzavano la città medievale sono state spazzate via dalle stratificazioni successive, dagli eventi bellici o da una progressiva damnatio memoriae dei cives Beneventani? Dubbio atroce. Ecco, di nuovo in nostro soccorso, i coraggiosi cartelli color giallo strega che, in più occasioni, come in una caccia al tesoro, ci lasciano qualche indizio. Imboccando via Erik Mutarelli, dal corso Garibaldi, già dai primi metri della traversa sembra di essere in un’altra dimensione, in un angolo sconosciuto. Subito si presentano a noi due edifici con archi a sesto acuto e volte, dei quali il secondo originariamente legato ad un unico edificio (ora frazionato in più proprietà) che presenta, su entrambi i lati, eleganti bifore in conci di tufo. Al di sotto della seconda struttura (sulla quale è affissa l’iscrizione in ricordo del giovane Mutarelli, sannita morto durante la Grande Guerra) ecco spuntare la nostra musa, il cartello color giallo strega: Pontili Gotici è il suo responso. Intendo soffermarmi, per ora, in quanto oggetto dell’argomento e della temporanea (spero) damnatio memoriae, sulla prima parola immortalata dall’indicazione: PONTILI. Parola semplice, ma dal significato complesso e di fondamentale importanza per la comprensione dell’urbanistica della Benevento medievale. Urbanistica a tratti sfuggente, date le superfetazioni di età moderna, le influenti distruzioni e ricostruzioni seguite ai diversi eventi catastrofici che hanno flagellato la città (come il terremoto del 1688) e ‘l’edilizia violenta’ del dopoguerra.
Ma innanzitutto, cosa sono i pontili?
Sono strutture atte ad unire due proprietà, poste ai lati di una strada, tramite la costruzione di un corpo di fabbrica ‘sospeso’ ma sorretto da una volta in muratura. Ora, chiudendo gli occhi e riaprendoli dopo qualche secondo, ci rendiamo conto di come, poco a poco, queste strutture ci appaiano in ogni dove, in ogni angolo e, in effetti, non ci sono poi così sconosciute come poteva sembrare all’inizio. I vicoli del centro storico sono popolati da pontili, uno è presente in via Manciotti (all’incrocio con vico I S. Nicola, ma si tratta di una ricostruzione più recente), un altro si trova a sinistra dell’Arco di Traiano (via S. Diomede), un altro è presente in via S. Teresa e molti altri ancora si nascondono ai nostri occhi assonnati. Anche la cosiddetta ‘casa di S. Gennaro’ (falso storico, ma comunque luogo della tradizione beneventana) è un pontile.
L’origine di tali strutture?
Secondo fonti autorevoli di carattere storico-topografico ed archeologico, i pontili sono una tipologia abitativa che ebbe origine nell’Altomedioevo, periodo in cui l’edilizia civile di Benevento era caratterizzata da case realizzate in legno (ligneae) ed in muratura (fabritae), che potevano presentare uno (terraneae) o più livelli e quindi avere uno sviluppo verticale (solariatae), assumendo non di rado l’aspetto di case-torri. Sono caratterizzati da volte a botte in muratura con archi in conci di tufo, alternati a laterizi di diverse dimensioni (come quelli di via Francesco Pacca, di cui parleremo). Rimaneggiati più volte nel corso del tempo o costruiti ex novo, come si evince da alcuni elementi architettonici distintivi, quali volte a crociera o archi a sesto acuto (come nelle strutture di via Mutarelli, via S. Diomede e via S. Teresa), i pontili rappresentarono un elemento caratteristico dell’impianto urbanistico della città medievale, la cui costruzione era soggetta al controllo delle autorità che dovevano autorizzarne l’edificazione, in modo da non occupare la sede stradale, che era di proprietà pubblica.
L’importanza e la massiccia presenza dei pontili è ribadita non solo dalle diverse strutture superstiti, ma anche dalle riproduzioni dei vedutisti che, a partire dal XVIII secolo, raffigurano scorci della città attualmente non più apprezzabili.

Dopo questo veloce excursus storico, ecco come il velo davanti ai nostri occhi si stia pian piano dissolvendo e come tracce ‘meno nobili’ ma più quotidiane della Benevento medievale, quali i pontili, emergano distintamente, entrando a far parte ‘ufficialmente’ del nostro patrimonio culturale, da ammirare e, soprattutto, salvaguardare.
Finalmente! Ora siamo in grado di capire cosa rappresentino i pontili e siamo pronti ad ammirarli, ad apprezzarne la perizia ingegneristica, la bellezza data dai materiali di reimpiego spesso presenti e.…il degrado che li circonda!
Immondizia. Scritte sui muri. Deiezioni canine e non solo.
Non ci credete? E allora seguitemi in questo breve tour virtuale.

Imbocchiamo via III Settembre dal corso Garibaldi: alla fine del vicolo, prima di sbucare in via del Pomerio, giriamo a sinistra in via S. Diomede, un piccolo slargo contraddistinto dal nobiliare Palazzo Margiacca (anche qui ci viene in soccorso il nostro cartello color giallo strega, sapientemente posizionato a copertura di un rilievo funerario di età romana, reimpiegato) che ci conduce alla prima delle nostre tappe. Ecco, ci troviamo finalmente nei pressi di un pontile. Ok, pontile a sviluppo verticale, arco a sesto acuto e…PERICOLO DI CROLLO verniciato di rosso sul lato destro interno, a corredo dei pali di legno (posizionati nel 1980) che fungono da sostegno (per modo di dire) alla volta. Da guida scrupolosa vi consiglio di soffermarvi anche sul lato sinistro della struttura: vedrete tanti altri graffiti memorabili, senza dimenticarvi di guardare dove mettete i piedi. Strabiliati dal primo step, ora passiamo per via Giovanni De Vita (dove vediamo un altro pontile) e per piazza Sabariani, per poi concludere la nostra breve visita in via Francesco Pacca, la strada citata in apertura. Troviamo un doppio pontile con arcate a sesto ribassato, coperto con volte in muratura e laterizi, materiali di reimpiego usati come piedritti (sostegni) delle volte. Bellissimi. Ma ci rendiamo anche conto di come tali strutture siano caratterizzate da graffiti, che ignobilmente li deturpano. Non solo graffiti, ma anche immondizia di qualunque tipo, regalo non dello spazzino poco solerte ma dei visitatori e dei frequentatori dei vicoli.
Colpa degli avventori? Si, ma anche di chi ha tentato, non troppo tempo fa, di porre rimedio ai piccoli crolli del paramento interno della struttura, cercando di tappare le falle con cemento e frammenti di mattoni forati. La situazione dei pontili di Largo Feuli non è purtroppo molto dissimile da quella riscontrabile altrove. Questi, nonostante tutto, continuano instancabilmente a dare alloggio, ad unire materialmente ed idealmente palazzi, persone ed isolati della città. Ma l’indifferenza domina incontrastata su questi significativi esempi delle stratificazioni secolari di Benevento.

Non c’è bisogno di trovare a tutti i costi il capro espiatorio, non c’è assolutamente l’esigenza di criticare solo chi in questi anni avrebbe dovuto tutelare e valorizzare queste testimonianze del passato. La colpa è di tutti, nessuno escluso. La colpa è anche di chi verbalmente critica e materialmente non agisce.
Ora c’è bisogno di passare all’azione reale. In cosa consiste?
Innanzitutto, conosciamoli e tocchiamoli da vicino. Impariamo ad apprezzarli, ammiriamo le loro eleganti architetture ed il loro intrinseco significato. Cerchiamo allora di considerarli come patrimonio comune, come sapere e traccia del nostro passato da far conoscere alle nuove generazioni, ma anche a chi non li considera come testimonianze del nostro passato. Solo così, con questi piccoli ed indolori gesti, che dovrebbero essere quotidiani, i pontili potranno rivivere in una nuova dimensione, la nostra, e godere di un rinnovato rispetto, in quanto patrimonio della città e della cittadinanza.
Impariamo a conoscere ciò che ancora ci narra il nostro passato. Quel passato che rappresenta le solide fondamenta dell’essere cives Beneventani.

 

Vostro,
Viator Mentis