I Santi Quaranta ed il loro degrado


I Santi Quaranta. No, non ci stiamo riferendo all’azienda vinicola produttrice di aglianico e di vini locali. Stiamo alludendo ad un pezzo di storia beneventana abbandonato (novità!) nell’incuria più totale e cancellato da una damnatio memoriae che dura da decenni.

Percorrendo il viale San Lorenzo, con la Madonna delle Grazie come quinta, troviamo, in fondo sulla sinistra, un parcheggio chiuso da una cancellata, che separa l’area di sosta da un prato incolto.

Nessuno può immaginare che dietro quelle inferriate e sotto quel praticello ci sia un’importante vestigia della Benevento romana, sconosciuta ai più. Per rendersi conto meglio di cosa stiamo parlando, bisogna recarsi alla vicina stazione ferroviaria Appia (al di sotto della quale giace in parte l’anfiteatro) e guardare perpendicolarmente verso la Basilica: al di sotto del livello stradale di quel parcheggio accennato precedentemente, sul declivio sottostante, ecco spuntare i famigerati Santi Quaranta.

Sommersi dalla vegetazione in continua crescita e, soprattutto, dal degrado più totale, a stento riconosciamo i ruderi di un poderoso edificio di I secolo d.C. circa, realizzato in opera laterizia e quasi reticolata in calcare, di cui resta oggi solo in parte il criptoportico, su cui si impiantò, in età medievale, una chiesa dedicata a quaranta soldati romani, martirizzati a causa della propria fede cristiana nel 320 a Sebaste, in Armenia. Da qui la denominazione omonima.

Nell’avvicinarsi per cercare di ammirarli nel loro antico, seppur macchiato, splendore, si para davanti a noi una selva oscura, una selva in cui “le fiere”, in questo caso, sono il degrado e l’ignoranza. Una vera e propria giungla urbana ammorbata da rifiuti di ogni genere ricopre i ruderi, forse per nascondere agli occhi forestieri la nostra incuria e la nostra inciviltà. Non solo, quindi, resta avvolta nel mistero la funzione originaria di questo manufatto archeologico, ma soprattutto oscuro rimane il perché una testimonianza così importante per la comprensione della Benevento romana sia vergognosamente in questo stato di abbandono e di oblio. Si può ben dire che i Santi Quaranta vivono, come si usa nel linguaggio archeologico, una nuova fase d’utilizzo, databile tra la fine del XX e gli inizi XXI secolo: come discarica e giungla urbana. Perché, tanto per cambiare, nulla è stato fatto per garantire il decoro dell’area e del monumento, che ha avuto, come piccolo contentino, un restauro, oramai ventennale, che già cola a pezzi? E’ troppo scontato e semplice scaricare le colpe solo alle varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo. La situazione, ahinoi, è più grave e penosa del previsto: l’oblio da parte nostra e l’ignoranza, nel senso letterale del termine, di tutti i beneventani hanno giocato un ruolo primario. Un oblio misto al menefreghismo più puro che ha portato questa zona, così ricca di storia e di significati per la nostra città, all’abbandono più totale. Mettiamoci una mano sulla coscienza, ma soprattutto mettiamo le mani sui Santi Quaranta, per rivalutarli in maniera civile e con buon senso, per riappropriarci di questo nostro monumento affinché il suo grido disperato non rimanga inascoltato. L’enigma insoluto della nostra storia non può andare a pezzi, non ci sono più scuse. È arrivata l’ora di intervenire, per i Santi Quaranta, per la nostra storia, per la nostra dignità.

Viator Mentis e Stefano Forgione