Il ponte sul Calore

Nel XVI secolo, come ci attestano gli Statuti Cittadini approvati nel 1588, sul Calore c’era un unico ponte che portava il nome stesso del fiume. Questo ponte è stato in seguito anche chiamato “ponte Vanvitelli”, in quanto il celebre architetto, nel periodo in cui era impegnato a costruire la reggia di Caserta, venne a Benevento per un intervento di restauro del ponte. Era il 1767.

Ma quando è stato realizzato questo ponte? Difficile oggi stabilirlo con indagini archeologiche, in quanto del ponte originario nulla è rimasto, dopo la demolizione e ricostruzione effettuata alla fine degli anni Cinquanta. Della questione dei ponti beneventani, attraverso i documenti d’archivio, se ne era occupato Carmelo Lepore, e le sue ricerche furono pubblicate in un breve saggio apparso sul n. 7 di “Studi Beneventani”, del 1998. Da questo pregevole studio ricaviamo informazioni preziose.

Il primo documento in cui possiamo riconoscere la presenza del ponte è del 1121. In questo documento si parla di vigne e terre “prope et secus ecclesiam Sancti Marciani et iuxta flumen Calori set non multum longe a ponte qui dicitur Marendi o de Marenda” (vicino alla chiesa di San Marciano, nei pressi del fiume Calore non molto lontano dal ponte che è detto Marendi o de Marenda). Questo ponte, con il nome Marende, viene da Lepore citato in altri tre documenti del XII secolo (1179, 1180, 1186). Ma molto interessante e determinante è un documento del 1288, un testamento nel quale vengono citati dei legati destinati all’ospizio di S. Onofrio, ubicato proprio “in capite pontis Marende”.

pontemarenne

Il ponte sul Calore in una cartolina degli anni Trenta.

Siccome non abbiamo dubbi sulla ubicazione di S. Onofrio, questo documento ci attesta, senza possibilità di errori, che il ponte Marende era proprio quello sul Calore nel luogo dove è l’attuale che tutti conosciamo.

Ciò ovviamente non risolve in via definitiva la sua origine. Secondo alcuni studiosi (Eugenio Greco, Il sepolcro di Manfredi presso Benevento, 1921, Marcello Rotili, Benevento romana e longobarda, 1986, e altri), esso sarebbe stato costruito in tempi tardo antichi (V-VI secolo). Con ogni probabilità in quei tempi, sul Calore era attivo un ponte di origine molto precedente, quello poi chiamato Ponte Fratto. Era ad ovest, e rappresentava l’inizio di quel percorso che poi si struttura come decumano principale della città romana. Sempre secondo Carmelo Lepore, in un documento del 1057 di sicuro questo ponte è già denominato “fracto”, cioè rotto o crollato che dir si voglia.

piantaponti

Planimetria della ubicazione dei ponti beneventani sul Calore.

L’ipotesi che verrebbe spontaneo formulare è che il ponte romano sul Calore (il Fratto) sia crollato nell’XI secolo, cioè dopo il 1000, e a seguito di questo crollo si iniziò la costruzione del nuovo ponte, vicino S. Onofrio, nella piana di S. Marciano, chiamato Marende. E qui potrei fermarmi nella formulazione di quella che vuole essere solo un’ipotesi.

Ma, visto che siamo qui, ipotesi per ipotesi, possiamo ignorare quella che formulò Alfredo Zazo, nel 1956 (in Atti del 3° Congresso internazionale di studi sull’alto medioevo, Spoleto 1959), che il ponte Marende (o anche Maranne, come si evince da altro documento) coincida con il ponte della Maorella? In fondo si tratta di nomi molto simili tra loro, e che possono essere facilmente alterati dal tempo o deformati da differenti scritture o letture. In effetti, se Marende, Maorella e Calore (nonché S. Onofrio e Vanvitelli) siano nomi diversi sempre dello stesso ponte, i conti tornano molto più facilmente. Non c’è necessità di cercare altri fantomatici ponti, né di riconoscerne avanzi in improbabili resti murari, come quelli indicati da Meomartini in un suo opuscolo del 1895 (La battaglia di Benevento tra Manfredi e Carlo d’Angiò).

maurella

Foto dei resti dell’ipotetico Ponte della Maorella, pubblicata nel libro “Benevento” di Almerico Meomartini, ed. Istituto Italiano di Arti Grafiche, Bergamo 1909.

In pratica, Almerico Meomartini, nel 1895, ha commesso un grossolano errore concettuale, che poi si è propagato fino ai giorni nostri: aver creato un nuovo ponte e averlo battezzato con il nome di Maorella, pensando di averne riconosciuti gli avanzi in alcuni ruderi in corrispondenza del guado del Tiengo. Ma, fino a quando non verrà trovato alcuna testimonianza concreta, l’ipotesi più razionale è che si tratti solo di un diverso nome dello stesso ponte già noto come Marende, Marendi, Marenda o Maranne.

A questo punto resterebbe più agevole anche affrontare la vexata quaestio su quel ponte che persino Dante cita come sepoltura di Manfredi, ma senza darne nome e ubicazione, così da lasciare un bel rebus per i posteri con il quale giocare. Sul Calore, nei pressi di Benevento, nel 1266, abbiamo solo un ponte attivo e uno crollato. L’attivo è il Ponte Marende o Maorella, quello crollato il Fratto. In pratica, se un luogo può essere indicato come sepoltura dello svevo, questo va cercato a piazza Bissolati, a meno di non sposare altre ipotesi quali il ponte Valentino o il ponte Feniculo, senza neppure escludere il Ponte Leproso. Ma anche per essi, val la pena precisare, non esiste alcun elemento risolutivo. Tuttavia, scopo del presente articolo, era solo precisare che il ponte della Maorella probabilmente non è mai esistito, semplicemente perché coincideva con il ponte di Calore.