La figlia di Manfredi

Nel 1247 il giovane Manfredi, figlio di Federico II di Svevia, a soli quindici anni dovette sposare Beatrice di Savoia. La moglie aveva ventiquattro anni, ed era vedova di Manfredo III, marchese di Saluzzo. Al primo marito Beatrice aveva dato quattro figli. Dal matrimonio con Manfredi nacque una sola figlia, Costanza. Vide la luce a Catania nel 1249. Non vennero altri figli perché, con molta probabilità, Manfredi ben presto si separò dalla moglie. Dieci anni dopo, nel 1259, Beatrice morì e Manfredi, rimasto vedovo, si risposò con la bellissima Elena Ducas, figlia del re dell’Epiro. Da questo matrimonio vennero ben cinque figli, e probabilmente altri ne sarebbero seguiti, se Manfredi non fosse morto a Benevento nel 1266.

Il destino della seconda moglie di Manfredi e dei suoi figli non fu dei più felici. Su di loro si concentrò la repressione di Carlo d’Angiò, che li segregò in carcere, fino alla morte. L’unica ad avere un destino diverso fu solo Costanza, la prima figlia di Manfredi, nata dal matrimonio con Beatrice di Savoia.

Costanza, nel 1262, a soli tredici anni, era andata a Barcellona in moglie a Pietro III d’Aragona, di dieci anni più grande di lei. Il matrimonio fu combinato da Manfredi, per creare un’alleanza con il regno d’Aragona. In effetti, fu una scelta che, nel seguito della storia, ebbe un peso determinante.

Pietro III divenne re d’Aragona nel 1276, alla morte del padre Giacomo I. La Battaglia di Benevento era avvenuta dieci anni prima, ed era quindi un decennio che nell’Italia meridionale governavano i francesi. Costanza, che all’epoca aveva 27 anni, non mancò di incitare il marito a riconquistare il regno che era stato del padre. Alla fine l’occasione buona si presentò nel 1282, quando in Sicilia scoppiò quella famosa insurrezione antiangioina nota come I Vespri Siciliani.

Costanza II di Sicilia in una miniatura del XVI secolo.

Costanza II di Sicilia in una miniatura del XVI secolo.

Costanza convinse il marito a intervenire con il suo esercito in Sicilia. Pietro III sbarcò a Trapani il 31 agosto di quell’anno e in breve tempo conquistò tutta l’isola. Passò anche in Calabria, ma alla fine prevalse l’azione diplomatica. Carlo d’Angiò e Pietro III d’Aragona trovarono un accordo: a quest’ultimo andò il regno di Sicilia, mentre al primo rimase tutta la parte continentale. Di fatto si scissero Regno di Napoli e Regno di Sicilia, anche se formalmente ciò avvenne nel 1302 con la pace di Caltabellotta.

Costanza, la figlia primogenita di Manfredi, divenne così regina di Sicilia ma, a differenza del padre, il suo regno comprendeva ora solo l’isola. Prese il nome di Costanza II di Sicilia, per distinguerla dall’altra Costanza d’Aragona che era stata la prima moglie di Federico II ed aveva avuto anche lei il titolo di regina di Sicilia.

Passarono solo tre anni, quando nel 1285 Pietro III morì. Il loro primo figlio, Alfonso III, ereditò la corona d’Aragona, mentre al secondo figlio Giacomo II andò la corona di Sicilia. Costanza rimase con lui in Sicilia. Nel 1291 il primogenito Alfonso III morì prematuramente. Giacomo II dovette prendere il suo posto a Barcellona e lasciò in Sicilia, come reggente, il fratello Federico III, sempre con la presenza della madre. Sono tutti figli di Costanza e nipoti di Manfredi, quelli di cui stiamo parlando. Ma la cosa si complicò qualche anno dopo, quando al soglio pontificio fu eletto Bonifacio VIII. Era il 1294 e il nuovo papa cercò ancora di affermare la supremazia del papato in tutte le vicende dinastiche europee. Fu così che mise mano anche alla questione del conflitto aragonesi-angioini.

Non staremo qui a esplicitare tutta la complessa vicenda del Trattato di Anagni, la rivolta dei baroni siciliani, la successiva guerra che vide due figli di Costanza, Giacomo e Federico, l’uno contro l’altro armati, ed infine la pace di Caltabellotta del 1302.

Di Costanza va anche detto che era profondamente religiosa, seguace in particolare dell’ordine francescano. Non aveva ancora vent’anni quando fondò il monastero di S. Chiara di Huesca e, in seguito, favorì altre fondazioni di conventi, tra cui anche un monastero di Clarisse a Messina. Per questo suo carattere mite e per la sua obbedienza alla chiesa, quando papa Bonifacio VIII glielo chiese, nel 1296 abbandonò la Sicilia e andò a Roma. Qui, sempre per accondiscendere ai desideri del papa, favorì il matrimonio della figlia Violante con Roberto d’Angiò. L’angioino era nipote di quel Carlo d’Angiò che nel 1266 aveva sconfitto Manfredi a Benevento.

Di fatto, con questo matrimonio si cercava di pacificare le due dinastie aragonese e angioine, in conflitto ancora sul dominio della Sicilia. Tuttavia il disegno del papa non si attuò. Federico III, figlio di Costanza e fratello di Violante, non rinunciò al trono siciliano, e alla fine fu lui a spuntarla. Costanza si divise per un po’ tra Roma e Napoli, ma poi nel 1299 ritornò a Barcellona, dove si ritirò in un convento di clarisse. Lì morì in un venerdì santo, 8 aprile, forse del 1300, o forse del 1302 secondo altre fonti. Non era tanto vecchia, se consideriamo i parametri di oggi, aveva poco più di 50 anni. Fu sepolta nella chiesa del convento di S. Francesco. Poi, nel 1835, a seguito di un incendio, le sue ossa furono trasportate nella cattedrale di Barcellona e in seguito collocate in un sarcofago dove sono tuttora conservate.

Dopo la sua morte Costanza, la figlia di Manfredi, fu beatificata e la sua ricorrenza, celebrata ancora oggi a Barcellona, cade il 17 luglio. Unica erede sia di Manfredi sia di Federico II, di fatto, attraverso di lei, gli attuali Borbone di Spagna sono gli unici discendenti viventi della casata sveva degli Hohenstaufen.

Il sarcofago nella cattedrale di Barcellona (quello di destra in foto), in cui sono conservati i resti di Costanza, la figlia di Manfredi di Svevia.