La via delli morti

L’attuale via san Filippo, quella che conduce all’omonima chiesa, una volta era chiamata via delli morti. Tanto si evince dalla toponomastica riportata sul Catasto Pontificio. A quel tempo con via San Filippo era chiamata la strada che conduceva alla chiesa da via Magistrale (attuale corso Dante) e che oggi è chiamata via Fragola.

Stralcio del Catasto Pontificio del 1823 con la indicazione, in basso, della Via delli Morti.

Stralcio del Catasto Pontificio del 1823 con la indicazione, in basso, della Via delli Morti.

La denominazione “via delli morti” è facilmente intuibile: lungo questa strada si andava all’ex monastero di San Lupo che, alla fine del XVII, era stato trasformato in cimitero. Il monastero era di fondazione longobarda, ma sopravvisse solo fino alla metà del XV secolo. Caduto in rovina, fu fatto restaurare dal cardinale Orsini, che lo trasformò in cimitero.

Circa un secolo dopo, per motivi di igiene urbana, il cimitero fu trasferito nella chiesa di Santa Clementina, in un luogo, quindi, esterno al perimetro della città. Tuttavia in questo luogo rimase la consuetudine di seppellire gli infanti nati morti o deceduti in tenera età. Da qui derivò il toponimo, ancora oggi conosciuto, di “morticelli”.

Subito dopo l’unità d’Italia alla strada fu data l’attuale denominazione di via San Filippo, anche perché, la coeva costruzione del cimitero comunale, fece decadere definitivamente l’uso cimiteriale dell’area di San Lupo. Questa chiesetta, con il suo piccolo cimitero, fu poi distrutta dai bombardamenti del 1943, e di essa oggi sopravvivono solo alcuni muri perimetrali del recinto antistante.

Via San Filippo, già Via delli Morti, in una foto di Intorcia degli anni Trenta, conservata nel Museo del Sannio.

Via San Filippo, già Via delli Morti, in una foto di Intorcia degli anni Trenta, conservata nel Museo del Sannio.