Manfredi Mazzamauriello

Ogni località ha i suoi personaggi folkloristici, che spesso derivano da un unico archetipo, anche se poi prendono nomi diversi in base ai differenti dialetti dei vari luoghi. Uno di questi personaggi è il Mazzamauriello, la cui origine è decisamente incerta e che, in mancanza di meglio, viene spiegata come una deformazione lessicale del “Munaciello” di napoletana memoria. In realtà, anche chi non è esperto di glottologia, intuisce che c’è troppa distanza tra i due termini, per cui, forse, trattasi di due differenti spiritelli.

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L’ipotesi avanzata dal prof. Orazio Antonio Bologna, in un suo libro su Manfredi pubblicato nel 2013, è decisamente nuova e inedita. Il re svevo fu ucciso in battaglia a Benevento il 26 febbraio del 1266. Era tale l’avversità che aveva suscitato nelle gerarchie ecclesiastiche, che il papa volle che il re svevo non avesse un sepolcro. Già questo fu un fatto di non trascurabile rilievo, per la fantasia popolare, che non dovette sforzarsi più di tanto per immaginare il re insepolto divenire uno spirito vagante sulla terra. E questo regale spirito fu chiamato mazzamauriello, come semplificazione di “ammazzato alla Maurella”. Secondo alcune fonti, il toponimo Maurella indicava proprio il luogo dove avvenne la battaglia, e dove lo svevo fu ucciso.

In effetti, nella tradizione orale beneventana, chi è esperto di spiriti e affini, ci riferisce che trovare il mazzamauriello non è una disgrazia bensì una fortuna. Se per caso trovi dei soldi a terra, è stato sicuramente lui che te li ha fatti trovare. Se proprio ti volesse portar fortuna, il mazzamauriello potrebbe farti trovare anche un tesoro. È ovvio che solo un re potrebbe sapere dov’è un tesoro nascosto, per cui che il mazzamauriello sia Manfredi, potrebbe anche starci, secondo i principi fondativi delle leggende popolari.

Il prof. Bologna sarà a Benevento il 19 febbraio, nel primo dei convegni dedicati al ricordo della Battaglia di Benevento. Parlerà delle varie ipotesi avanzate sulla localizzazione dei sepolcri di Manfredi, partendo da quella “grave mora, in co del ponte presso a Benevento” che Dante riporta nel III canto del Purgatorio. Ma di sicuro, per chi ha già letto e conosce il libro del Bologna, il Manfredi-Mazzamauriello costituisce una ghiotta curiosità.