P.G. 87

Nella storiografia beneventana c’è una pagina del tutto dimenticata, legata al secondo conflitto mondiale: la presenza in città, nell’anno 1942, di un campo di prigionia per soldati inglesi. Il campo di Benevento, nella schedatura dell’esercito italiano, aveva la sigla P.G. 87, mentre oggi, a livello internazionale, è schedato come Benevent POW Camp 41-14. Come è facile intuire, la sigla POW indica Prisoners Of War mentre i numeri 41-14 corrispondono alle coordinate geografiche, latitudine e longitudine, di Benevento. Durante il 1942 uno dei più agguerriti fronti di guerra fu quello nord-africano, dove in campo erano le forze dell’Asse, comandate da Erwin Rommel, contro quelle britanniche sotto il comando del generale Auchinleck. Lo scontro tra le forze in campo si dimostrò da subito a favore dell’Asse, che conquistò Tobruk nel mese di giugno di quell’anno, dopo la famosa battaglia di Ain el-Gazala. Questa battaglia fu la più pesante sconfitta subita dagli inglesi durante il conflitto e portò alla cattura di ben 25.000 soldati inglesi. L’Italia non era pronta a poter “ospitare” un tale numero di soldati prigionieri, così si dovettero in tutta fretta allestire nuovi campi di prigionia. Furono individuate sette nuove localizzazioni: Alessandria, Cuneo, Modena, Viterbo, Teramo, Bari e Benevento.

Per Benevento, la localizzazione scelta fu contrada Cardoncelli, nello specifico le campagne di proprietà Perlingieri, che si estendevano in prossimità della Stazione Centrale, sul lato esterno alla città.

Il campo venne approntato secondo uno schema fisso, già utilizzato per altri campi, e il cui disegno planimetrico fu allegato ad una lettera inviata dallo Stato Maggiore al comando di Napoli. Il campo era attendato, costituito cioè da sole tende, tranne alcune basse costruzioni in muratura destinate al comando del campo, alle cucine e all’infermeria. La recinzione del campo era realizzata solo in filo spinatoNelle relazioni dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano il campo di prigionia di Benevento apparve per la prima volta nel fascicolo del 1 giugno 1942, con la dicitura in approntamentoAl 1 di agosto del 1942 non conteneva ancora alcun prigioniero.

Divenne attivo poco dopo, visto che al 1 settembre conteneva già 1874 prigionieri. La massima capienza la raggiunse nel mese di settembre, visto che al 30 del mese venne censito con ben 3998 prigionieri. Erano in massima parte inglesi, ma vi erano anche canadesi, australiani, sudafricani, neozelandesi e indiani.Alla fine di ottobre i prigionieri ospitati scesero a 2008. Ma ben presto anche questi vennero dirottati verso altri campi. Al 30 di novembre il campo risultava come “ripiegato” e smise definitivamente la funzione per il quale era stato costituito.

In sintesi, quindi, il campo di Benevento è stato approntato tra il maggio e il luglio del 1942, ed è stato attivo solo nei quattro mesi tra l’agosto e il novembre di quell’anno. Al comando di questo campo fu destinato il colonnello Amleto Garattini. La storia del campo di prigionia di Benevento è quindi direttamente legata alla battaglia di Ain el-Gazala. Il successivo ribaltamento delle sorti del conflitto nel nord Africa, soprattutto nelle battaglie di El-Alamein, resero del tutto inutili diversi campi di prigionia. Così anche quello di Benevento fu dismesso. In effetti, forse in previsione di un diverso svolgimento del conflitto, con sorti più favorevoli all’esercito italiano, lo Stato Maggiore aveva pensato di ampliare il campo, per portarlo da 4000 a 6000 posti. Al contempo si era anche ipotizzato di trasformarlo da attendato a baraccato, attese anche le basse temperature che Benevento conosce durante i mesi invernali. Ma tale trasformazione e ampliamento non furono mai realizzati, forse per le alterne vicende del conflitto, che rese superfluo prevedere ulteriori strutture di ricovero per prigionieri di guerra.

Di questo campo, oltre alle documentazioni d’archivio conservate allo Stato Maggiore dell’Esercito a Roma, sopravvive qualche testimonianza da parte di qualche prigioniero inglese che ha avuto la fortuna di sopravvivere al conflitto e di raccontare la sua storia. Uno di questi è stato l’inglese Donald I. Jones. In un suo libro di memorie, intitolato Fuga da Sulmonatradotto in italiano nel 2002 dalle Edizioni Qualevita, l’autore così scrive:

Le nostre esperienze da prigionieri erano state un campo di concentramento a Bengasi nel Nord-Africa, un breve ristoro in un campo di transito a Capua e sei settimane di sofferenze a BeneventoAll’inizio di ottobre del 1942 marciammo verso la stazione ferroviaria di Benevento e mentre ci sistemavano disordinatamente nei vagoni sui binari abbandonati, eravamo certi che le condizioni di vita del campo successivo sarebbero state migliori. Partimmo così per Sulmona, a circa 100 miglia verso nord.

Da alcune documentazioni presenti su Internet, è possibile ricavare il nome di un altro soldato inglese, prigioniero per alcuni mesi qui a Benevento: Vincent Roberts. Nato a Birkenhead, vicino Liverpool, il 25 aprile del 1907, Roberts si arruolò da giovane e prestò servizio in India. Richiamato sotto le armi allo scoppio della II guerra mondiale, fu mandato in Africa con la VIII Armata. Partecipò all’assedio di Tobruk, in Libia, ma fu fatto prigioniero dagli italiani. Fu portato come prigioniero di guerra a Benevento, dove rimase per alcuni mesi. Fu poi trasferito allo Stalag IV-D di Torgau in Germania. Il Roberts, liberato alla fine della guerra, è morto a settant’anni nel 1977. 

Nonostante siano passati oltre settant’anni, diverse persone al tempo residenti nei paraggi, ricordano questo campo di prigionia. Alcuni ricordano anche di un soldato che riuscì a fuggire attraverso un condotto fognario. Pur essendo un soldato di un esercito nemico, ricevette solidarietà dai contadini del luogo, che lo aiutarono a nascondersi e a sottrarsi alla cattura.

P.G. 87, infermeria. Contrada Cardoncelli, Benevento

P.G. 87, infermeria. Contrada Cardoncelli, Benevento

Di questo campo non è sopravvissuto molto, visto che era costituito soprattutto da tende e filo spinato. Tuttavia, dalle testimonianze raccolte, una bassa costruzione è stata identificata come l’infermeria di questo campo di prigionia. Questo edificio è stato utilizzato in seguito come rimessa agricola e come officina di riparazione. Dismesso da qualsiasi funzione, è stato di recente restaurato, anche se risulta al momento inutilizzato. Aver tuttavia identificato il motivo per il quale questo edificio nacque, finisce per dare a questo luogo un significato di ben altra valenza, suggerendo la necessità di un diverso uso, soprattutto se questa memoria fosse condivisa a livello collettivo. Da non dimenticare che, di lì a un anno, Benevento avrebbe conosciuto tutta la tragicità del conflitto bellico, con i bombardamenti subiti, le migliaia di vittime e la distruzione di una cospicua parte del suo patrimonio storico.

(tratto da Prigioni di guerra del 1942. 4000 inglesi a Benevento di Francesco Morante)