Un beneventano in segreto nei servizi segreti del Re

La straordinaria, incredibile vicenda umana di un beneventano, peraltro quasi del tutto dimenticato: di questo si occupa il libro di Roberto Mendoza dal titolo, assai appropriato per l’appunto, “Andrea Compatangelo. Un capitano dimenticato” (Aracne Editore, pag. 240).

Per capire di cosa stiamo parlando e per comprendere l’eccezionalità della (ri)scoperta del Mendoza dobbiamo tornare indietro di 111 anni.

Il 28 luglio del 1914 l’Impero austro-ungarico attacca la Serbia dando l’avvio alla Prima Guerra Mondiale. In quel momento l’Italia è alleata proprio con l’Austria: alleanza molto interessata, a dire il vero, perché il nostro Paese contava in tal modo di ricevere proprio dall’Impero le terre del nord est dello Stivale (Trentino, Trieste, Istria e Dalmazia) che ancora mancavano per completare il processo unitario risorgimentale, abitate, com’erano, da una cospicua comunità italiana. Ma l’Austria (e la Germania) rifiutarono di aderire alla richiesta di cessione e così l’Italia cambiò alleanza: dopo trattative segrete, il nostro Paese si schierò con Francia ed Inghilterra entrando in guerra il 23 maggio del 1915, con un anno quasi di ritardo, proprio per riconquistare quei territori ad est, contro l’Austria e la Germania.

E gli Italiani che vivevano nell’Impero Austro-ungarico? Ecco: qui stava il problema.

Gli uomini italiani che si trovavano all’interno dei confini dell’Impero furono ovviamente chiamati alle armi dagli Asburgo e, a seguito del cambio di alleanze voluto dall’Italia proprio per riprendersi il nord-est, si ritrovarono paradossalmente a combattere contro le truppe italiane. Italiani contro Italiani: un autentico pasticcio (che ancora oggi ci viene rinfacciato senza pietà e con classica ostinazione teutonica da parte dei nostri “amici” tedeschi, che non mancano poi di ricordare l’8 settembre 1943 e quel che avvenne dopo …).

Purtroppo, gli italiani di Trieste, del Trentino,dell’Istria e della Dalmazia, in quelle tragiche giornate di un secolo fa, furono guardati con sospetto sia dall’Impero austro-ungarico (che peraltro era un conglomerato di varie etnie), sia dalla stessa Italia: da entrambe le parti, infatti, si pensava che quegli istriani, triestini, dalmati fossero possibili traditori.

Nel corso del conflitto, molti di quegli italiani furono fucilati o imprigionati sia dagli Austriaci che dagli Italiani proprio per questo motivi; molti altri, più fortunati, furono fatti prigionieri dalle truppe dello Zar di Russia, che era in guerra con l’Austria, e portati in campi di prigionia nel lontano Paese dell’est europeo.

Solo che la Storia preparava per loro un’altra straordinaria svolta.

Con lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre in Russia da parte degli operai, dei contadini e dei soldati contro lo Zar, la Russia visse un nuovo sconvolgimento epocale nel cui vortice, creato dalla Guerra civile esplosa tra l’Armata Bianca lealista e l’Armata Rossa comunista, rischiavano di cadere gli Italiani/Austro-ungarici prigionieri di guerra.

Un ufficiale dei Regi Carabinieri, Cosma Manera, fu dunque incaricato dallo Stato Maggiore italiano di fare in modo di salvare quegli uomini. Compito che Cosma Manera effettivamente cercò di assolvere al meglio delle sue possibilità e delle circostanze in cui si trovava ad operare.

Ma che c’azzecca il beneventano di cui si parlava all’inizio?

Ebbene alla domanda risponde egregiamente Roberto Mendoza che, svolta una paziente indagine negli Archivi militari, è riuscito a riportare a galla una storia dimenticata.

Un imprenditore beneventano, Andrea Compatangelo, che si trovava in Russia, nella città di Samara, per motivi di lavoro, fu artefice, nel contesto del lavoro di Cosma Manera, del salvataggio di centinaia di quegli Istriani, Triestini, Dalmati, Trentini che erano ristretti in Russia .

Quel Compatengelo, che (si badi bene) non era affatto un militare, si finse invece un rappresentante del Regio Esercito italiano, e con vari artifici, false dichiarazioni e attestazioni, trucchi vari (compreso un travestimento da ufficiale), riuscì nella fantastica impresa di portare via dai rigori della Guerra civile e del freddo inverno russo quei prigionieri da San Pietroburgo ed altre località vicino fino a Vladivostok, in Siberia, dall’altra parte del mondo, circa settemila chilometri più ad est, e da lì in Italia in nave. Un’impresa fantastica. Un vero atto d’eroismo, considerate le condizioni logistiche, la guerra mondiale e la guerra civile in atto, l’elevato numero degli scampati, etc

Ma chi era Compatangelo?

Ebbene a questa domanda il Mendoza (un ex magistrato) nella sua splendida ricostruzione storica affidata ai tipi di Aracne ha avuto non poche difficoltà a portarla avanti e a rispondere a tutti gli interrogativi che una simile vicenda inevitabilmente richiama. Compresa l’ultima: Compatangelo fu per davvero chiamato a rappresentare il nostro Paese alcuni anni più tardi quale diplomatico?

Nel consigliare la lettura del libro, auspichiamo che, leggendo queste nostre poche righe, qualcuno possa aiutare a sciogliere i misteri che restano in questa che somiglia assai ad una spy-story, ricostruendo in misura più particolareggiata la figura di questo eroe beneventano dimenticato.

libro compatangeloAntonio De Lucia