Un illustre concittadino

Portando a conclusione questa piccola parentesi cronologica che ha riguardato lo scontro tra Impero e Papato nel corso del XIII secolo, vorrei farvi conoscere, o ricordare, due personaggi, legati a queste fazioni, che hanno aumentato, con la loro effettiva importanza, il blasone di Benevento nella storia.

Il primo è Roffredo da Benevento (1170 – 1244).
Forse discendente del longobardo Rofrit, vissuto nel IX secolo, o della famiglia degli Epifani, che vantava tra le sue fila un Dauferio, monaco di santa Sofia e abate di Montecassino col nome di Desiderio, salito poi al soglio pontificio come Vittore III (1086-1087). Scarna è la sua biografia, anche se nelle Quaestiones Sabbatinae si dichiara nativo di Benevento, città del Sannio (ego Roffredus beneventanus iuris civilis professor). La tradizione colloca la sua nascita nel 1170.
A Bologna è allievo delle scholae dei più accreditati maestri dell’epoca, come Carlo di Tocco, che lo rendono un brillante giurista, oltre che avvocato e insegnante. Il rapporto con la città emiliana non è sereno, visto che il nostro Roffredo non perde occasione per evidenziare l’imperizia dei suoi colleghi forensi e per condannare come duro e miserabile lo statuto che regolava la vita della comunità: un atteggiamento esteso anche ad altre realtà urbane del Centro Nord e letto come espressione di fedeltà nei confronti di Federico II.
Insegna ad Arezzo dall’ottobre 1215. Qui, dove le scholae non sunt ampliate, rimane fino al 1217, componendo le Quaestiones Sabbatinae, dotti quesiti di Diritto che proponeva ogni sabato ai suoi numerosi scolari.
Nel 1218 il pontefice Onorio III lo nomina giudice ordinario nella comunità beneventana, riconoscendolo idoneum […] ad iudicis officium exercendum.
Dopo aver esercitato l’avvocatura, spostandosi tra Pisa e Pistoia, nel 1220 conclude il soggiorno presso i comuni italiani del Centro Nord: un’esperienza politica e istituzionale che giudica caratterizzata da una grande servitù.

Alla fine di questo stesso anno è attestata la sua presenza a Roma, in occasione dell’incoronazione imperiale di Federico II. Roffredo ricorda con solenne importanza questa occasione, che probabilmente rappresenta anche una svolta per la sua carriera: da ora in poi, infatti, egli compare in alcuni documenti con il titolo di professore di diritto civile e maestro e giudice imperiale e regale della curia, a testimonianza del nuovo ruolo assunto e del favore di cui gode presso la corte sveva. Nel 1224 diventa maestro d’insegnamento nello Studium (l’odierna università) di Napoli e, pieno di entusiasmo per il nuovo, prestigioso incarico, propone di fondare un ateneo anche a Benevento, ma la sua richiesta resta inascoltata.
Il favore ed il consenso dell’Imperatore nei confronti del nostro doctor iuris aumenta notevolmente, se nel gennaio del 1226, in una lettera da Rieti di papa Onorio III a Federico, Roffredo è indicato quale nunzio della corte sveva. Nel 1231 il giurista è a Roma, come relatore di epistole con le quali Federico manifestava al pontefice Gregorio IX il proposito di recarsi in Terrasanta.
Il 1222 è l’anno in cui il nostro illustre concittadino torna a Benevento, rimanendoci quasi ininterrottamente fino al 1233.  Qui compra una casa ed una torre per la considerevole somma di 76 once d’oro e, insieme alla moglie Tuccia, fonda la chiesa dedicata alla Vergine, a san Domenico, a santa Maria Maddalena e a san Paolo. Sono probabilmente figli del giurista un Roffredo jr. e tale Sibilla, sposa di Francesco De Morra.
Dal 1234 il legame tra Roffredo e la corte sveva sembra spezzarsi, mentre contestualmente si apre una nuova fase della sua vita, con l’impegno presso la Curia pontificia, con incarichi di primo piano. Una circostanza forse determinata anche dalla attuale sottomissione di Benevento al potere temporale del Papa: il giurista compare, infatti, con la qualifica di avvocato del papa re, in una sentenza del 1235.
Ma la riconquista di Benevento da parte di Federico II, nel 1241, chiude definitivamente il soggiorno romano di Roffredo, recuperato dall’imperatore tra i propri fideles. Purtroppo non ha nemmeno il tempo di godersi quest’ultima gratificazione, perchè la morte lo coglie intorno al 1244.

Nel testamento lascia una cospicua somma di denaro per i padri domenicani, da utilizzare per la costruzione del convento e della chiesa, riservando ai suoi discendenti lo jus patronatus. Riposa, tuttora, nella cappella dedicata a san Michele. L’epitaffio sulla sua lapide, andata distrutta, recitava:

Cappella dedicata a san Michele. Chiesa di san Domenico

Cappella dedicata a san Michele. Chiesa di san Domenico, Benevento

Sono io quel Roffredo, che riempii il mondo della mia fama nelle leggi: mi accoglie quest’esiguo tumulo. Imparate, o lettori, che non resiste alla morte né la sapienza delle leggi né la suprema potestà regale